Siti internet bloccati: triste primato azzurro

L’Italia ha il primato dei blocchi all’accesso: oltre 1000 siti internet bloccati dai provider e al centro della questione c’è il diritto d’autore…

 

Siti internet bloccati: il triste primato azzurro si affianca alla situazione già difficile del mondo Internet del nostro Paese. Molti cittadini passano ore e ore a cercare in negozi o su comparatori online come SuperMoney, offerte adsl più convenienti che garantiscano un minimo di rapidità alla connessione di casa e ufficio.
A questa situazione già critica e sicuramente non da Primo Mondo, si affianca il fatto che più di 1000 siti web vengono bloccati dal provider.

 

Siti internet bloccati: la decisione è di Agcom

Perché in Italia si bloccano così tanti domini web? L’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) sta da anni lottando per arginare il fenomeno della pirateria online e, per far ciò, ci si serve del blocco dei siti web sospetti: nel solo 2015, sono stati 238 i siti bloccati dall’autorità, tra questi 83 sono stati bloccati proprio su richiesta dell’Agcom.

 

Quali siti vengono bloccati?

 

Innanzitutto, tra i protagonisti del blocco ci sono i siti che offrono “servizi” di pirateria, streaming illegale, download di contenuti protetti dal diritto d’autore e altro; oltre a questo le richieste di blocco vengono da utenti diffamati, calunniati, o che vogliono usufruire del diritto all’oblio.
Questo particolare e negativo primato della nostra nazione è molto significativo se consideriamo che negli stati europei nessuno adotta il blocco dei siti su richiesta della tutela del diritto d’autore.

 

Dns poisoning: la metodologia di blocco di Italia e  Cina

 

Quale tecnologia viene utilizzata per bloccare i siti? L’Agcom si serve della stessa tecnica utilizzata dal governo cinese per rafforzare il blocco dei siti: la Grande muraglia digitale (Great digital firewall), nata in Cina, utilizza il Dns poisoning, ovvero l’avvelenamento dei Dns.
Si tratta di un attacco informatico che modifica la cache dei name server per mutare l’associazione tra l’indirizzo IP e nome del server, reindirizzando un nome di dominio web vero un IP diverso dall’originale.

 

Se da un lato questa pratica “compulsiva” di blocco dei siti internet può limitare l’illegalità e le violazioni del diritto d’autore, dall’altro lato può portare a una mancata tutela della libertà di espressione sul web, perché può capitare che anche situazioni al limite della legalità, ma comunque legali, vengano punite.

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